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Prison Songbook – 5049

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Dopo 5 anni dalla presentazione di Prison Songbook è arrivato il momento del primo EP.

In realtà sarebbe il secondo ma il bootleg “Live a Teatro Verdi” non ha mai avuto una distribuzione seria. E anche in questo caso il nostro lavoro è stato bellamente ignorato dalla maggior parte delle etichette di settore costringendoci dopo inutili promesse ed estenuanti rimandi ad uscire esclusivamente in formato digitale. Tant’è!

Dobbiamo ringraziare per questa registrazione Mattia Mersecchi che ci ha preso sotto la sua ala e ci ha messo a disposizione il suo home recording studio in seguito alla nostra esibizione al Forlì Blues Festival.

Abbiamo spesso parlato in passato dell’eventualità di registrare qualcosa che lasciasse traccia di questo progetto e a dire il vero avevamo iniziato nel 2024 a registrare quello che doveva diventare il disco di Prison Songbook ma purtoppo in fase avanzata di registrazione la persona che ci stava registrando decise di non voler terminare le registrazioni ne tantomeno di darci le tracce fino a quel momento realizzate per poterle finalizzare. Questo compromise la stagione estiva di festival in quanto non avevamo a quel momento nessun materiale audio di qualità da proporre ai Direttori Artistici.

Sarà solamente dopo il Forlì Blues Festival 2026 che ci verrà proposto di registrare il nostro EP.

La fiducia di Mattia Mersecchi, direttore artistico del Forlì Blues festival, per queste ed altre ragioni ci ha commosso e ci ha dato la speranza di poter ancora raccontare la storia del blues carcerario. Una storia che ha a che vedere con l’essenza stessa di questa musica, con la sua anima dolorosa e indomita.

Abbiamo deciso di intitolare questo EP 5049, in quanto 50 e 49 erano i numeri dei pass che ci hanno consegnato quando nel febbraio 2026 ci siamo esibiti nel carcere di Ferrara.
Questi numeri mi rimbalzano in testa come un monito. La differenza tra la libertà e la prigionia era tutta in quei cartellini blu.

Un’esperienza scioccante a cui dare o non dare seguito non avrebbe aggiunto molto a ciò che avevamo vissuto in prima persona. Quando il blues racconta cose vere succede in chi ascolta una specie di miracolo. Si emoziona con chi suona, vuole partecipare a questa empatia e lascia i freni che lo vedono spettatore passivo di un qualcosa che non capisce.

Forti di questa esperienza abbiamo cercato di portare in registrazione queste cose.
Con Sara abbiamo registrato alcuni dei brani che portiamo sui palchi di mezza Italia da sempre. Li abbiamo registrati in modo diretto e senza filtri per non tradire la povera essenzialità con cui erano stati registrati.

Questa la Playlist

Mississippi County Farm Blues
Judge Harsh
Ball and Chain for Me
I’m Lonesome Blues
When Can I Change My Clothes
Electric Chair Blues

Andrea Giannoni scrive:

Ascolto e suono e sono un uomo di Blues da almeno trent’anni.
Raramente ormai riesco ad emozionarmi almeno che la musica che ascolto e vivo sia quella che ormai appartiene ad un glorioso ed epico passato , anche per noi italiani del blues (non tutti si intende non certo quelli che imitano uno stile confondendolo con il cazzo di vita che facciamo , imitando cosi malamente in alcuni casi la nostra dottrina. Non mi soffermo su gare, contest di bravura e frattaglie simili. Qui io parlo di Blues ,parlo di Marco Vignazia e @Sara Piolanti. Blues Man e Blues Woman di razza come pochi tra i moltissimi dalle nostre parti. Questo Gioello 50 e 49 arriva dal nulla come uno schiaffo sul muso ,arriva dal Carcere di Ferrara dove è stato pensato e suonato dal vivo…naturalmente. Sei tracce che gridano da un luogo che tutti disprezzano ma tacciono , il Carcere. Ho avuto è ho esperienze di questo genere , Carceri, Comunita’,Minorili ecc. Luoghi dove la DIGNITA’ e’ massacrata ogni giorno. Luoghi dove il Blues puo’cambiarti una giornata,una notte ,luoghi che come musicista di Blues accrescono e arrichiscono chi ascolta e chi suona. Non roba per fighetti degli strumenti con al collo l’ultimo regalo di mamma e papa’. Questo piccolo miracolo suonato da Sara e Marco fa capire che c’è una buona speranza per chi suone e vive lo spirito di Legba nel nostro paese . Trovate lo spazio giusto e compratelo , ascoltatelo pensando a tutti quelli e quelle a cui non è andata di fino, Questo è Blues sporco e dannato con il coraggio di una preghiera prima che faccia buio. Grazie @Sara Piolanti .Grazie @Marco Vignazia.
Trovi l’album esclusivamente online su tutte le piattaforme digitali.
Lascia che il Blues ti racconti quello che le mura nascondono.
Raccontaci le emozioni che il nostro blues ti suscita.

Ale Vailati Scrive:

PRISON SONGBOOK – 5049 è un progetto originale, coraggioso e di qualità, un bellissimo disco composto da sei tracce che colpiscono per l’intensità e i temi trattati.
Marco Vignazia questa musica ce l’ha nel sangue, è un chitarrista eccezionale che plasma la materia blues con la qualità e la consapevolezza dei grandissimi.
Prison Songbook mette in mostra un’eccezionale prova vocale di Sara Piolanti, che si fa guidare da una sensibilità interpretativa unica. Grazie Marco, grazie Sara e complimenti per questa meravigliosa scelta, state onorando un genere, siete eco di una storia che continuerà a essere raccontata.

PRISON SONGBOOK – 5049 is an original, bold and high-quality project, a beautiful album comprising six tracks that strike a chord with their intensity and the themes they explore.
Marco Vignazia has this music in his blood; he is an exceptional guitarist who shapes the blues with the skill and artistry of the greats.
Prison Songbook showcases an exceptional vocal performance by Sara Piolanti, who is guided by a unique interpretative sensitivity. Thank you Marco, thank you Sara, and congratulations on this wonderful choice; you are honouring a genre, you are the echo of a story that will continue to be told.

Nicola Olivieri Scrive:

ORA IN ASCOLTO
5049 – Prison Songbook – EP – Sara Piolanti e Marco Vignazia

Mi è piaciuto molto, ma non è un ascolto leggero. Trasuda sofferenza, e credo fosse esattamente quello che i due artisti volevano ottenere. Non un blues da intrattenimento, non un esercizio di stile, ma un lavoro che entra nel tema della prigione, della perdita di libertà, delle work song e delle prison song con rispetto e misura.

La voce di Sara Piolanti e la chitarra di Marco Vignazia stanno lì, senza bisogno di aggiungere troppo. Pochi elementi, atmosfera scarna, molta intensità. Si sente il peso delle storie da cui questi brani arrivano. Si sente anche una scelta precisa: non rendere tutto più comodo, più gradevole, più “facile”.

Marco mi spiega così il significati del titolo:

“Erano i numeri stampati sui pass che stringevamo tra le mani mentre i cancelli del carcere di Ferrara si chiudevano alle nostre spalle. In quel momento, eravamo lì per un concerto, ma quello che abbiamo portato fuori è diventato molto di più. È nato “5049”, un viaggio in 6 tracce che attraversa il buio per cercare la luce.”

È un EP intenso, sofferente, molto ben fatto. Uno di quei lavori che non metti su per distrarti, ma per ascoltare il blues.

Paolo Santini scrive:

Quanta storia c’è nel Blues? Quanta cultura tramanda?
Non quella dei libri di scuola, nè quella della letteratura e nemmeno quella della musica tradizionalmente europea.
Una storia ed una cultura tramandate da chi ne era diametralmente all’opposto. Sono quindi storie di vita vera, vissuta spesso dura e conquistata con le unghie. Una cultura analfabeta, potremmo definirlo uno dei massimi ossimori, ma senza questa eredità tutta la musica non solo Blues forse sarebbe un po’ più povera.
Nel difficile contesto della vita afroamericana della quale il Blues è senza alcun dubbio parte integrante, si inserisce PRISON SONGBOOK del duo MARCO VIGNAZIA e SARA PIOLANTI.
I due vanno a scavare nel complicato mondo carcerario degli anni 30-50 ed attraverso documentazioni raccolte da Alan Lomax ed Henry Oster, ci guidano in un percorso di autentica sofferenza, messa in primo piano dalla grande maestria vocale di Sara più che degnamente supportata dalla chitarra di Marco. Altro non serve: il resto sta nei testi dai quali scaturisce l’angoscia vissuta direttamente dai protagonisti. Siano essi schiavi o, come in questo caso, rinchiusi in carcere, la condizione è similare. Basta ascoltare i brani quali Judge Harsh, When can I change my clothes e Electric Chair, chiudere gli occhi e l’ascoltatore viene proiettato nello stato del Mississippi con tutta la sua storia di segregazione razziale, immerso in uno stato emotivo che si fa crescendo e raggiunge direttamente l’animo.
Non solo ottimo prodotto musicale, ma notevole spunto culturale e spettacolo teatrale presentato più volte con gran successo ovunque.
Lodevole

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